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FIBROMIALGIA: QUANTO È IMPORTANTE RIMETTERE A POSTO L’OROLOGIO?

16 Dicembre 2021/in Fibromialgia, News, Studi e ricerche

Spesso dietro ai disturbi che affliggono il soggetto fibromialgico, ovvero dolore e astenia cronici, riscontro problematiche legate al sonno: dalla difficoltà all’addormentamento, ai risvegli continui fino ad un dormire che, comunque, non ristora.
In questo caso si è DESINCRONIZZATI.

La perdita dei ritmi circadiani può essere conseguenza di scarsa esposizione alla luce solare o di una eccessiva alle luci artificiali, specie nelle ore serali, di un deficit da contatto con la natura, di sedentarietà e di errato timing dei pasti, così come di un’alterazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, mal gestione dello stress e alterata produzione di ormoni e neurotrasmettitori. Insomma, le cause possono essere molte e, spesso, interconnesse!
A livello cellulare, essere desincronizzati significa non permettere al nostro corpo, durante il sonno, di attuare quelle operazioni di “reset” e pulizia della matrice extracellulare che funge da spugna intorno alle nostre cellule e che è, quindi, sede di scambi, in entrata, di sostanze nutritive e, in uscita, di tossine. Insomma, se non ci riposiamo, rimaniamo intossicati e, quindi , anche per questo motivo, ci sentiamo cronicamente doloranti, stanchi e annebbiati.
Quando salta l’orologio biologico centrale, che ha sede nel nucleo soprachiasmatico, saltano anche tutti gli orologi circadiani periferici, cellulari e subcellulari (la ritmicità è osservata anche nella struttura e funzione di organelli e nei processi biochimici chiave). Il disallineamento tra i sistemi circadiani endogeni e l’ambiente comporta un disallineamento tra tessuti e organi, con aumento di stress ossidativo per accumulo di radicali liberi. Ne consegue neuroinfiammazione, aumento della nocicezione, inefficienza energetica e acidosi metabolica per stress a livello del mitocondrio, la cui funzionalità spesso è già inficiata per una congenita alterazione genetica. Nessun tessuto è risparmiato da una situazione di infiammazione di basso grado, a cui si associa una risposta proinfiammatoria che, nel fibromialgico, cronicizza, compromettendo anche l’immunocompetenza del sistema immunitario: ecco, dunque, il link tra sindrome fibromialgica, sindrome da sensibilità chimica-multipla e autoimmunità.
Se a questo si associa un’alimentazione scorretta, poco rispettosa dei ritmi circadiani, proinfiammatoria, povera di nutrienti e antiossidanti, il fibromialgico diventa un soggetto con alterazioni metaboliche e disbiotico, ovvero con un importante stato di alterazione degli equilibri, della struttura e funzione intestinali, aggravando malassorbimento, fenomeni di intolleranza alimentare e sintomatologia gastro-intestinale.
Rimettere a posto l’orologio biologico è, dunque, un tassello fondamentale da integrare nel puzzle terapeutico multidisciplinare. Ovviamente si interviene, in primis, con degli approcci ancestrali, quali nutrirsi (secondo natura), esercizio fisico, vitamina S come sole, vitamina N come natura, e non ancestrali, quali tecniche per la resilienza allo stress, detox elettromagnetico, strumenti di biohacking e supporto integrativo sintomatologico.
A tavola, mangiare secondo natura si traduce in pasti bilanciati, variegati, con alimenti stagionali, da filiera corta e agricoltura biologica, freschi e preparati con metodologie semplici che esaltino i sapori ma non impoveriscano le proprietà nutrizionali. Significa mangiare a orari consoni e possibilmente routinari, almeno 2-3 ore prima di andare a letto, esposti alla luce solare di giorno e a luci soffuse la sera, dedicando il giusto tempo alla masticazione e ricordando l’idratazione. Significa seguire una nutrizione funzionale che sia antiinfiammatoria, antiossidante, di supporto al processo digestivo e alla circadianità fisiologica ormonale.

Bibliografia
Zachary Gerhart-Hines. Mitchell A Lazar. Circadian metabolism in the light of evolution. Endocr Rev 2015; 36(3):289-304.
Alan C Logan, Martin A Katzman, Vicent Balanzá-Martínez. Natural environments, ancestral diets, and microbial ecology: is there a modern “paleo-deficit disorder”? Part II. J Physiol Anthropol 2015; 34(1):9.

Dott.ssa Federica Calcagnoli
Biologa Nutrizionista
Master di II livello in Nutrizione, Nutraceutica e Dietetica Applicata
Perfezionamento Universitario in Diete e Terapie Nutrizionali Chetogeniche
Dottorato in Neuroscienze

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