Il termine “Fibromialgia” (FM) deriva dal latino fibra (tessuto fibroso), dal greco mio (muscolo) e algos (dolore).
La sua eziopatogenesi è ancora sconosciuta e sembra riconducibile a familiarità, al coinvolgimento del sistema immunitario e a alterazioni mitocondriali. I mitocondri sono gli organelli cellulari deputati alla sintesi di energia (ATP) e anche per questo uno dei sintomi piu’ importanti della sindrome fibromialgica è la stanchezza. Viste le mie competenze, approfondirò il ruolo della postura come possibile elemento aggravante, a volte in maniera molto significativa, della sintomatologia dolorosa.
La postura è la posizione del corpo umano nello spazio e la relativa relazione tra i suoi segmenti corporei.
Ad oggi, la FM viene classificata tra le patologie reumatiche.
La sintomatologia è variegata: dolore, astenia, insonnia, prurito, ecc… e questi sintomi scatenano nella persona depressione o stati d’ansia che fanno parte del quadro della sindrome fibromialgica, una condizione realmente invalidante. Questi sintomi sono largamente causati da un’ infiammazione del Sistema Nervoso Centrale (SNC) di tipo neurogeno e sono innescati da traumi fisici, infezioni virali, stress emotivi e disbiosi intestinale che stimolano le vie nervose afferenti al SNC; le vie efferenti (dal SNC alla periferia) non adeguatamente modulanti, determinano poi vasodilatazione e amplificazione dell’ infiammazione, innescando cosi il sintomo “dolore” con conseguente alterazione anche dello stato emotivo.
L’ alterazione posturale alterata, causata da traumi (incidenti stradali ecc…) ed intensa attività sportiva, può sommarsi all’ effetto di altri stimoli nocivi, come stress, cattiva alimentazione ecc… e determinare l’ amplificazione di molti sintomi, in primis del dolore stesso.
Tutte queste alterazioni rendono instabile l’ apparato muscoloscheletrico, con una prevalenza dell’ attività del sistema fasico sul sistema tonico: sono iperstimolati i muscoli che ci permettono di compiere dei movimenti ma non di tenuta, rispetto a quelli che ci tengono in posizione eretta e contrastano la forza di gravità mantenendo continuamente il peso del corpo tenendoci in equilibrio.

Come possono intervenire i fisioterapisti osteopati?
Innanzitutto, ponendosi alcuni obiettivi comuni educazionali e terapeutici:
– Favorire l’ assunzione di una nuova postura che elimini una causa aggravante della sintomatologia (ad esempio, una posizione scorretta abitualmente tenuta al lavoro);
– Intervenire a livello delle articolazioni, mediante dolci mobilizzazioni articolari con l’obiettivo di stimolare i sinoviotici, le cellule della membrana sinoviale articolare, affinchè migliori la dolorabilità, la mobilità e la funzionalità delle articolazioni.
– consigliare al paziente anche una semplice attività motoria adatta al suo stato di salute.

In vista del raggiungimento di una sempre maggiore autonomia del paziente, questi obiettivi di partenza hanno la funzione di motivare e incoraggiare la persona alla ripresa graduale delle attività quotidiane.
Tuttavia, in generale, ai fini di un risultato ottimale è determinante l’azione sinergica con medici e altri specialisti in grado di intervenire sui diversi livelli di disagio della persona.

Paolo Malizia, Fisioterapista e Osteopata, Regione Marche